“E uscimmo a riveder le stelle”.

Al Liceo Artistico Federico II Stupor Mundi di Corato, per il quinto anno consecutivo, si celebra la “Giornata mondiale della poesia”. Poesia salvifica, riflessiva ed emozionale quella rappresentata, questa mattina, sul palco dell’auditorium del Liceo Artistico Federico II Stupor Mundi di Corato nel giorno in cui cade l’equinozio di primavera. “E uscimmo a riveder le stelle”: un viaggio nella Divina Commedia di Dante, ideato e curato nella sceneggiatura e nella regia dalla prof.ssa Filomena Tommasicchio che, per il quinto anno consecutivo, ne è stata l’impeccabile organizzatrice.

Per resistere agli eventi negativi che ci hanno travolto di recente e che ancora incombono sulle nostre vite, si è fatto, ancora una volta, ricorso alla forza delle parole e al contagio benefico dei versi sublimi e sempre attuali di Dante. Dopo i saluti del preside prof. Savino Gallo, non poteva mancare la riflessione sulla guerra in corso: «La poesia, dal greco poiesis, ovvero creazione, ci consente di ricreare la realtà – ha spiegato il sindaco prof. Corrado De Benedittis, intervenuto all’evento – La poesia è pace, è non rassegnazione» e, rivolgendosi al folto pubblico di giovani, ha esortato «Chi di voi non vorrebbe cambiare il mondo? Provateci! Ne abbiamo bisogno».

Ospite di questa quinta edizione l’Archeoclub d’Italia “Padre Emilio D’Angelo” – Sede di Corato, che l’anno scorso, precisamente il 25 marzo, aveva celebrato il Dantedì con un webinar seguito con grande partecipazione di pubblico da numerose Sedi Archeoclub sparse sul territorio nazionale. «Poiché – ha precisato la dott.ssa Labartino, quale socia e in rappresentanza del presidente Michele Iacovelli – il Sommo Poeta fu tra i primi, nel Medioevo, a fare una riflessione sulla cultura antica, basandosi su fonti letterarie, quando ancora non esisteva una ‘coscienza archeologica’ rendendo, così, “divina” anche l’archeologia».

Protagonisti della performance teatrale e coreutica: Caronte (Pierluigi Calò), per nulla mostruoso, che sostiene teneramente il capo di Francesca da Rimini (Grazia Santoro) eroina d’amore, simbolo di libertà e emancipazione, femminista ante litteram; Beatrice (Claudia Porro) silenziosa, “venuta a miracol mostrare” con lo sguardo; Costanza d’Altavilla, oggetto della violenza psicologica che ancora oggi le donne subiscono; Pia dei Tolomei (Denise Di Gennaro) brutalmente assassinata dal marito, a ricordare i femminicidi di cui sono vittime. Fatti di cronaca dell’epoca, purtroppo tristemente attuali, che sarebbero rimasti sconosciuti se Dante non li avesse narrati, dimostrando la sua concezione modernissima della donna. Raccontati dalla voce delle protagoniste, nelle loro parole c’è tutta la forza della carne e del sangue. Non simulacri, bensì figure vive nella loro sofferenza, speranza, esultanza, in grado di parlare al mondo, pronte a risvegliare emozioni e riflessioni, anche attraverso l’essenziale scenografia e i costumi di scena, realizzati dal prof. Emanuele Pastoressa e dagli studenti della classe V C, compreso i magnifici gioielli, opera degli alunni della sezione Design Metalli e Oreficeria guidati dal prof. Leonardo Fiore. «L’inferno è una violenza gratuita sull’anima e sul corpo di chi è innocente… Siamo polvere che danza in un raggio ghiacciato di luce – sono alcune delle riflessioni della prof.ssa Tommasicchio, svelate dalle voci narranti di Anna Patruno, Anna Varesano, Riccarda Zicolella, Giulia Loconte e Denise Di Gennaro. In questo tempo buio e chiuso nella solitudine individuale, catartica e travolgente diventa la danza in solitaria di Claudia Michenzi, autrice anche della coreografia, su luci e sottofondi musicali di Mario Maggiulli e Riccardo Strippoli, sapienti nel sottolineare l’intensità di ogni passo, ogni terzina, ogni frammento poetico.

“Fatti non foste per viver come bruti”: le parole di Dante ancora oggi invitano l’uomo moderno al dialogo pacifico con i suoi simili. Una lama di luce apre alla speranza, abbaglia e ferisce, facendosi strada nei cuori più duri: “Voglio credere ancora nell’Amore, quel sentimento Assoluto, Unico, Multiforme … che brilla come un diamante opaco”.

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