I misteriosi rilievi di palazzo Catalano (seconda parte)

I Green Man e i Sette vizi capitali
A cura di Magnini G. – Pomarico E. (illustrazioni)
L’originalità di palazzo Catalano è anche costituita, per circa 2 m, dal fantasioso rilievo scultoreo ad angolo, ottenuto dall’incisione delle bugne stondate, è caratterizzato da figure frontali, di profilo e laterali, che possono essere dei volti, dei mezzi busti oppure figure intere che si sovrastano l’una con l’altra in maniera alternata su 8 livelli verticali. In epoca recente, è stato ripassato con calce ed intonaco, ed è per questo motivo che si è deciso, per una più accurata descrizione delle figure, di colorarle con delle tonalità che ne esaltino i particolari e le rendano più leggibili.
Nel primo livello, sono rappresentati due arcieri nudi, indossano solo una collana di perle con pendente, si danno le spalle, tendono i loro archi e sono pronti a lanciare le frecce in direzioni opposte.
Il secondo livello è stranamente caratterizzato da un mascherone (o Green Man) angolare delle dimensioni della bugna, affiancato da due figure frontali nude. Il volto è sagomato in maniera molto espressionistica: la bocca è aperta in modo circolare, gli occhi sono sbarrati e segnati da profonde cavità orbitali, le cavità nasali così come il condotto uditivo delle orecchie (scolpite in modo differente) sono cavi mentre al posto dei capelli vi sono delle foglie orientate verso l’alto.
Le due figure sono entrambe completamente nude a parte la collana di perle con pendente come i due arcieri superiori. Ma mentre quelli, raffigurati di fianco, nascondono il proprio sesso, queste due figure ambigue, stanti nella configurazione maschile della minzione, recano mammelle e monili che ne farebbero due femmine. Entrambe con una mano si toccano i genitali mentre l’altra la inseriscono tra i capelli-foglie del Green Man. Attraverso un’indagine ravvicinata si è potuto notare che tutti i fori presenti nel rilievo del livello 2 sono cavità profonde e con molta probabilità da essi fuoriusciva dell’acqua proveniente dal lastricato del primo piano prima che ci fosse la sopraelevazione del secondo piano e con esso anche la chiusura dei fori di raccolta dell’acqua piovana.
Il terzo livello è quello più originale perché presenta all’angolo uno strano gnomo dal volto buffo, incassato nelle spalle, mentre sta contraendo le grassocce braccia sotto la pancia, per far emergere sul petto un altro volto dai grandi occhi e naso pronunciato, che sembra enfatizzare il tozzo corpo. A causa dei cavi elettrici che coprono tale fantastica figura non è possibile visionarla completamente ma grazie a delle foto d’archivio  effettuate prima che venisse coperta si è potuto notare che tale figura, nella parte inferiore, dilata con le sue mani un’altra bocca, formando così uno strano essere con due volti, quello superiore con la testa e quello inferiore con il petto e la pancia.
Il quarto livello è caratterizzato da due busti. Il rilievo è più basso e presenta sulla destra una donna e sulla sinistra un uomo. La donna è rappresentata di profilo, dai delicati lineamenti molto eleganti, ha una collana dalle grandi perle che scende sul petto e un orecchino a forma di goccia, nella parte sinistra è presente un oggetto a forma di sacco come se fosse tenuto sulle spalle. L’uomo è rappresentato quasi frontalmente in maniera imbronciata, capelli arruffati, barba lunga non curata, abito semplice con cappuccio ed anche lui sul petto ha una specie si sacchetto appeso al collo.
Nel quinto livello è presente un Green Man (testa fogliata), dai grandi occhi, fronte aggrottata, dalla cui bocca fuoriescono, verso sinistra e verso destra, dei rami con foglie e fiori a cinque petali che invadono l’intera bugna.
Nel sesto livello due busti si affrontano inversamente rispetto al quarto livello: alla sinistra vi è una donna dalla ricca veste, bordata e scollata, con una collana di perle, orecchini, capelli ricci e un fiore con foglie che spunta dalla bocca; sulla destra si osserva un uomo incappellato con abito accollato, che ancora una volta presenta sempre un lungo fiore con foglie che spuntano dalla bocca.
Il settimo livello è caratterizzato da un volto scolpito frontalmente con grandi occhi scolpiti in modo asimmetrico, lunghi baffi, capelli ricci e una bocca deforme che risulta accentuatamente aperta con un grande foro. Il foro della bocca, a differenza di quella del livello 2, è profondo solo 7 cm  quindi non ha la funzione di canale di scolo, probabilmente aveva una funzione più decorativa e non funzionale.
Nell’ottavo livello in una posizione più bassa vi è una lunetta ogivale entro la quale si accampa il busto di una figura ornata con una collana e vestita con un abito ampiamente arricciato fermato da una gorgiera. Il personaggio presenta il volto rotondo con un mento pronunciato, grandi occhi e capelli ricci con un ciuffo posteriore orientato verso l’alto. Ai suoi lati si affrontano due Green Man di profilo con marcati tratti esasperatamente irati, mentre dalle bocche fuoriescono rami frondosi orientati verso l’alto ed il basso in modo tale da incorniciare la lunetta .
STORIA DEL GREEN MAN
Il Green Man è una scultura (in legno o in pietra), disegno, pittura o rappresentazione di ogni genere che mostra una testa o un viso circondato o fatto interamente da foglie o dalla cui bocca fuoriescono foglie. Il volto è quasi sempre di sesso maschile (Green Man), anche se esistono alcune donne (Green Woman), gatti o leoni (Green Beast) e demoni (Green Demon).
Le opere variano da sculture semplicistiche di base della tradizionale arte popolare, a sculture raffinate ed espressive considerate tra i migliori ornamenti delle chiese. Alcuni volti hanno espressioni accoglienti e rassicuranti, altri sembrano decisamente feroci, a volte anche minacciosi, alcuni sembrano a malapena umani, avendo parti più in comune con i demoni o con le bestie.
Le tipologie di foglie mostrate sulle immagini dei Green Man, dipendono in larga misura dalla flora locale e sono spesso in associazioni simboliche, come: fico, vite, acanto, quercia, faggio e biancospino.
La maggior parte dei Green Man si trovano nelle chiese cristiane o in palazzi antichi, soprattutto in Gran Bretagna, Francia, Germania, e Italia, risalenti al periodo medievale che va dall’XI al XVI secolo.
A volte, nelle chiese, sono apparentemente nascosti dietro i muri o dietro il coro o in alto nella struttura del soffitto, ma spesso sono in piena vista su colonne o sopra le porte principali ma, occasionalmente, possono anche essere presenti, in altri edifici ecclesiastici o come decorazioni di tombe o sui monumenti commemorativi.
Sono stati gli artisti e scultori romani che per primi hanno sviluppato sculture complesse con il tema della vegetazione intrecciata.
Nell’architettura romana è a volte presente una maschera ornata di foglie, mettendo in evidenza la stretta interdipendenza tra uomo e natura, ad esempio, per divinità come: Pan, Bacco, Dioniso o Silvano da cui son nate le religioni pagane.
Il primo cristianesimo medievale ha adottato gran parte del simbolismo dei riti dionisiaci e delle religioni pagane, e molte delle sue tecniche architettoniche sono state prese in prestito da modelli romani e bizantini.
Allo stesso tempo, un’altra influenza parallela in Europa occidentale, presso i Celti era il “culto del capo” (la particolare venerazione che i celtici avevano per le rappresentazioni della testa umana, era basata sulla convinzione che la testa fosse il posto dove risiede l’anima) e la venerazione degli “alberi sacri”.
Dal VI all’XI secolo circa, si creò un legame tra le origini apparentemente pagane del Green Man e il nuovo contesto dell’arte cristiana. Il cristianesimo ha salvato e utilizzato le vecchie credenze pagane non dannose mentre ha represso ciò che poteva essere pericoloso. In una certa misura, il Green Man è diventato uno strumento di armonia tra passato pagano e il nuovo ordine cristiano.
Dal XI e XIII secolo in poi, questi volti fogliati sono spesso incorporati come ornamento decorativo e simbolico in chiese e in altri edifici ecclesiastici francesi, inglesi, tedesche e in altri paesi europei compresa l’Italia.
Dal Rinascimento in poi, i Green Man cominciarono ad apparire con maggiore regolarità su manoscritti, vetrate, così come in chiese e cattedrali, anche se spesso solo per effetto puramente decorativo, perdendo del tutto il significato simbolico.
L’interpretazione più comune e forse quella più ovvia è che “il Green Man non è altro che la rappresentazione di uno spirito della natura pagana, un simbolo della dipendenza dell’uomo dalla natura, un simbolo della forza vitale di base, e del rinnovato ciclo di crescita”.
Incorporare un Green Man nella progettazione di un edificio poteva essere visto come una sorta di piccolo atto di fede da parte dello scultore nella speranza che le coltivazioni fossero sempre rigogliose, portando ad ogni primavera un raccolto abbondante.
Anche se il Green Man è molto spesso associato con la primavera, ci sono invece diversi esempi che mostrano delle caratteristiche più autunnali. Ad esempio, alcuni Green Man prominenti presentano coppie di ghiande tra le loro foglie, un motivo che non ha chiaramente alcuna associazione con la primavera, come allo stesso modo ci sono Green Man con foglie di biancospino oppure sono spesso accompagnate da bacche di autunno (uva) piuttosto che fiori primaverili. Tuttavia le ghiande o l’uva, a causa della loro forma, sono state anche un comune simbolo di fertilità e di abbondanza.
L’arcivescovo di Magonza, Rabano Mauro, un influente teologo dell’VIII secolo, ipotizzò che i Green Man presenti negli edifici ecclesiastici e la vegetazione in generale rappresentavano l’idolatria pagana, icona del peccato e che nell’immaginario cristiano rappresenta  un pericolo.
A Rabano si attribuisce anche la credenza che il Green Man presente nelle chiese antiche fosse la rappresentazione del male demoniaco, infatti una leggenda cristiana racconta che il Demonio si salvò dal diluvio universale assumendo l’aspetto inoffensivo di una vite, che Noè portò con sé sull’Arca. Fu la stessa vite, poi, a causare l’ubriachezza di Noè dopo il diluvio, e a provocare la vergogna dei suoi figli che lo videro danzare senza vesti in preda all’euforia.
Nel tardo Medioevo, soprattutto dopo la terrificante esperienza della pestilenza nota come la Morte Nera, raramente si trovano Green Man gioiosi e pacifici. Spesso rami e foglie spuntano fuori dagli occhi, in un’immagine che può risultare terrificante. Talvolta, infine, vi sono dei volti deformi ed anche questo è un segnale molto forte per la mentalità medievale (tali incidenti nella vita di un uomo venivano sempre associati a qualche punizione divina per i peccatori).
Un volto sofferente che si trasforma in pianta formando una fitta selva, quindi, pone l’accento sul confine tra naturale e soprannaturale, e può suonare come un avvertimento a non cadere nelle tentazioni del peccato, infatti il folto fogliame può  essere paragonato alla selva del peccato che tiene gli uomini nelle tenebre.
In molte chiese, sui portali d’ingresso o sui capitelli, sono scolpiti o delle bestie o delle figure demoniache dalla cui bocca fuoriescono rami con foglie e fiori che potrebbero stare ad indicare l’origine del peccato come la Superbia, radice di ogni peccato, di cui tutti siamo macchiati.
I Green Man oltre ad essere presenti nel fregio angolare sono individuabili anche in un’altra parte di Palazzo Catalano anch’essa molto importante e degna di nota, rispettivamente nella cornice del finestrone presente sul balcone del primo piano su via Roma. Lo stipite del finestrone presenta nella parte inferiore, sia a destra che a sinistra, dei riquadri rettangolari modanati e convessi sui quali si collocano due formelle quadrangolari incorniciate da elementi vegetali al cui interno sono scolpiti a rilievo due mezzi busti di profilo e affrontati, un uomo sulla sinistra e una donna sulla destra. Essi sono rappresentati  secondo lo schema tipico del ritratto rinascimentale che aveva finalità celebrative e commemorative.
La decorazione a rilievo dello stipite è caratterizzata da un andamento simmetrico con la presenza su entrambi i lati di due Green Man dalle chiome fluenti con le teste rivolte verso l’alto, dalle loro bocche fuoriesce un rigoglioso ramo di vite con pampini e grandi grappoli d’uva.
Tra i pampini vi sono anche degli uccelli disposti ad intervalli più o meno regolari, sia a destra che a sinistra dello stipite, che beccato i grappoli d’uva, molto simili a quelli del Green Man nella chiesa di St. James.
I due tralci di vite destro e sinistro convergono nella parte superiore, in prossimità dell’architrave, verso due putti alati che sorreggono un Trigramma di San Bernardino raggiato con le lettere IHS abrase.
Il Trigramma di San Bernardino ha una posizione decentrata perché, in passato, la cornice del finestrone ha subito una serie di modifiche sia in altezza che in larghezza, infatti osservando bene il lato sinistro superiore si nota una variazione dell’elemento decorativo come se fosse stato tagliato ed accorciato, come anche nella parte inferiore il fregio marcapiano istoriato risulta essere stato troncato ed eliminato.
Tali modifiche potrebbero essere state realizzate probabilmente intorno al 1858 sia per la necessità di rendere il muro perimetrale sinistro più spesso e resistente al peso della sopraelevazione del secondo piano e sia per la realizzazione del balcone che ha portato al restringimento in larghezza ed all’ampliamento in altezza dell’apertura del finestrone.
Tale simbologia è osservabile sul portale di molte chiese, come ad esempio sul portale della chiesa di Sant’Agostino ad Andria e sul portale (a firma del maestro Anseramo da Trani) dell’antica Cattedrale distrutta nel 1782, salvato e posizionato nel 1863 sulla facciata nord della chiesa Madonna del Rosario a Terlizzi.
Sugli stipiti del portale della chiesa di Sant’Agostino sono rappresentati a sinistra una bestia dalla cui bocca fuoriescono rami e foglie in direzione dall’alto verso il basso, mentre sullo stipite di destra vi è un demone dalla cui bocca fuoriescono rami e fiori a quattro petali stilizzati, orientato dal basso verso l’alto.
Sul portale della chiesa Madonna del Rosario a Terlizzi si può notare che sullo stipite di sinistra in basso vi sono due figure affiancate raffiguranti due bestie, con la testa rivolta verso l’alto, dalla cui bocca spuntano dei rami intrecciati con foglie e frutti che continuano verso l’alto per tutto il portale terminando su lato destro con due figure logorate che dovevano rappresentare i progenitori, Adamo ed Eva.
Queste rappresentazioni di bestie e demoni (Green Beast e Green Demon) sui portali delle chiese medievali confermerebbero l’associazione simbolica dei Green Man con i demoni e col peccato originale della Superbia e che solo attraverso i sacramenti della Chiesa e la parola di Cristo si può ottenere la loro redenzione.
Nello stipite del finestrone di Palazzo Catalano le due figure scolpite possono essere considerati due demoni (Green Demon) dalla cui bocca fuoriescono dei tralci di vite con pampini e grappoli d’uva che potrebbero rappresentare l’origine del peccato con suoi frutti, riproducendo una simbologia maligna contrastata nella parte superiore dalla presenza dei due putti alati e dal sole raggiato col nome di Cristo rappresentato col Trigramma di San Bernardino (IHS abraso), mentre gli uccelli, che potrebbero essere considerati delle colombe che beccano i grappoli d’uva, starebbero ad indicare un intervento divino contro le tentazioni del peccato (selva), rappresentando una forma di benedizione e protezione dell’immobile e dei suoi residenti dalle tentazioni del maligno.
Dalle considerazioni effettuate e dall’analisi dei particolari si può ipotizzare che anche il Green Man presente nel fregio angolare (livello 5) sia la rappresentazione di un demone, un’allegoria del peccato come quello della Superbia (radice di ogni male) e che quindi anche le altre figure presenti negli altri livelli siano le raffigurazioni di altri peccati, che potrebbero essere proprio le allegorie dei peccati o dei vizi capitali, molto diffuse nelle iconografie medievali e rinascimentali.
LE ALLEGORIE DEI VIZI CAPITALI
I vizi capitali sono un elenco di inclinazioni profonde, morali e comportamentali dell’anima umana, spesso e impropriamente chiamati peccati capitali. Questo elenco di vizi distruggerebbero l’anima umana, contrapponendosi alle virtù, che invece ne promuovono la crescita. Sono ritenuti “capitali” poiché più gravi, riguardanti la profondità della natura umana. Una descrizione dei vizi capitali comparve già in Aristotele, che li definì gli “abiti del male”. I vizi deriverebbero infatti dalla ripetizione di azioni, che formano nel soggetto che le compie una sorta di “abito” che lo inclina in una certa direzione o abitudine. Ma essendo vizi, tali abitudini non promuovono la crescita interiore, nobile e spirituale, ma al contrario la distruggono.
L’elenco dei vizi fu poi analizzato ad opera dei primi monaci, tra cui Evagrio Pontico (345-399) e Giovanni Cassiano (360-435). A Evagrio si deve la prima classificazione dei vizi capitali, e dei mezzi per combatterli. In particolare, egli individuò otto “spiriti o pensieri malvagi”: gola, lussuria, avarizia, ira, tristezza, accidia, vanagloria e superbia. La tristezza appare come vizio a sé, successivamente accorpata come già effetto dell’accidia, stessa cosa accadde per la Vanagloria, accorpata successivamente nell’unico vizio della Superbia. Gli altri vizi sono gli stessi giunti a noi (ira, lussuria, avarizia, gola), mentre l’invidia venne aggiunta successivamente da papa Gregorio Magno (590-604) passando quindi da otto a sette vizi capitali.
In tutto il Medioevo e nell’età moderna, i vizi capitali vennero rappresentati in modo allegorico attraverso: sculture, miniature, pitture e stampe. Gli artisti diedero libero sfogo alla loro inventività iconografica con la produzione di numerose opere che ritraevano, tramite delle figure animalesche, la personificazione dei vizi e delle virtù, le punizioni e i supplizi atroci subiti all’inferno. Queste allegorie avevano un duplice scopo: per primo, quello di identificare quali erano i vizi e secondo quello di impaurire lo spettatore in modo tale da spingerlo alla confessione.
Gli attributi iconografici più comuni, che accompagnano le raffigurazioni delle allegorie dei vizi capitali, diffusi in tutta Europa, possono essere così riassunti: per l’Avarizia, la borsa e le monete, per la Gola, l’obeso e l’ingordo, per la Lussuria, figure maschili o femminili (o entrambe) in atteggiamenti intimi o totalmente nude, per l’Ira le armi bianche, per l’Accidia, figure tristi, addormentate e abbandonate a se stesse, per l’Invidia la vista, la bocca e la lingua, mentre per la Superbia si può attribuire una doppia simbologia, sia quella di Satana che rappresenta l’origine di ogni peccato e sia quella dei vanagloriosi e dei narcisisti esasperati. Attraverso uno studio di confronto si è potuto ipotizzare che le figure presenti nel fregio angolare di palazzo Catalano non sono altro che le rappresentazioni delle allegorie dei vizi capitali.
Nel livello 1 le due figure nude con arco e frecce potrebbero rappresentare l’allegoria dell’Ira, infatti le armi bianche sono gli attribuiti iconografici tipici dell’Ira o di chi è in atteggiamento di attacco. L’Ira è un sentimento improvviso e violento che ti porta a rimuovere i freni inibitori e di conseguenza ad agire con un brusco impulso, scagliando la propria rabbia contro colui che l’ha provocata, probabilmente è ciò che ha ispirato l’autore e lo ha portato alla scelta di raffigurare la rabbia come se fosse una freccia su di un arco teso, pronta per essere scagliata.
Nel livello 2 le due figure nude, maschili o femminili ambigue o forse volutamente ermafrodite, che con una mano si toccano le parti intime dove vi è un foro, non possono che rappresentare l’allegoria della Lussuria. Al centro del fregio c’è il volto di un Green Demon che crea una specie di unione tra le due figure nude; esso potrebbe rappresentare la tentazione dei cinque sensi, infatti ha dei fori in corrispondenza: della bocca, degli occhi, delle narici e delle orecchie, mentre il senso del tatto sarebbe raffigurato dal contatto delle mani delle due figure nude con i capelli del demone. La Lussuria induce un accecamento della mente e un turbamento della volontà, i peccatori infatti si lasciano volontariamente trasportare e travolgere dai cinque sensi che prendono il sopravvento, perdendo la capacità di controllo, che porta alla propria soddisfazione carnale come unico fine.
Nel livello 3 è una figura panciuta con un’unica caratteristica, molto particolare, cioè quella di avere sulla pancia un altro volto più grande che occupa tutto il suo busto e del quale dilata con le mani le labbra della bocca più grande situata nel suo basso ventre. Per queste caratteristiche questa figura dovrebbe rappresentare il peccato della Gola, che è stata anche definita come “l’ingordigia del ventre”. L’autore del rilievo ha voluto attribuire a tale figura la caratteristica fondamentale del vizio della Gola, cioè quello di avere una bocca più grande, in modo tale da poter riempire il più possibile di cibo la pancia, in modo incontrollato.
Nel livello 4 sia la figura maschile sul lato sinistro che la figura femminine sul lato destro non possono che rappresentare l’allegoria dell’Avarizia, visto la presenza su di entrambi del un sacco di monete o di una scarsella, attributo tipico del peccato degli avari e degli usurai che hanno come unico scopo, nella loro vita, quello di accumulare ricchezze e di porle al di sopra di tutto, anche di Dio.
Il livello 5 com’era stato già anticipato, è un Green Demon e rappresenta la Superbia, radice di tutti i vizi dalla cui bocca originano rami, foglie, fiori e frutti del peccato. Tale figura è un tipico esempio d’ispirazione medioevale, così com’era rappresentato in ambito cristiano in molte chiese nel nostro territorio.
Nel livello 6 le due figure sono abbigliate in modo molto elegante con un fiore che fuoriesce dalla bocca: questo particolare richiama molto i rami che escono dalla bocca della Superbia e quindi potrebbe essere un vizio generato da essa, come la Vanagloria (vanità e narcisismo), che è un amore eccessivo di sé e della propria bellezza, che sfocia nell’idolatria del proprio io. La bellezza umana non può durare per sempre e si perde col sopraggiungere della vecchiaia, così come la bellezza del fiore, simbolo della bellezza effimera, che svanisce col passare del tempo, appassisce e muore.
Nel livello 7 il volto ha gli occhi strabici e la bocca deforme (protrusa in avanti) che sono gli attributi iconografici tipici dell’Invidia  di chi ha una visione distorta della vita che comporta una correlazione sia dei peccati della vista e sia di quelli della parola, come la calunnia nei confronti delle persone invidiate. L’Invidia è spesso accompagnata da avversione e rancore verso chi possiede un bene o una qualità, che porta l’invidioso ad augurare il male altrui (malocchio).
Nel livello 8 la figura è stata isolata nella parte più bassa del fregio, due demoni la circondano con le loro fronde come se fossero dei cattivi suggeritori. Tutti questi particolari porterebbero ad ipotizzare che la figura sia la rappresentazione allegorica dell’Accidia, una figura triste e malinconica. La presenza dei due demoni starebbe ad indicare la vicinanza al maligno che avvolge nel peccato e conduce l’accidioso alla perdita della fede o alla mancanza di volontà all’operare il bene, dovuta alla noia per il divino e al disgusto per ciò che è spirituale.
Nei secoli la classificazione dei vizi capitali ha sviluppato una serie di riflessioni sulla natura dei peccati e sulle loro dinamiche, dando vita ad un rimodellamento dello schema sulla base di istanze sempre nuove tra interiorità ed esteriorità, tra anima e corpo, dando origine ad una distinzione tra vizi carnali e vizi spirituali.
Nel XIII secolo, il chierico inglese Tommaso di Chobham (Summa de commendatione virtutum) riprende la distinzione dei vizi carnali e dei vizi spirituali, ma la rilegge e la riformula alla luce di un nuovo criterio. Per il chierico ci sono tre vizi carnali (gola, lussuria e ira), tre vizi spirituali (superbia,  invidia e accidia) e un vizio intermedio, in parte carnale e in parte spirituale, che è l’avarizia, che funge da cerniera tra i due tipi di vizi.
Questa classificazione dei vizi appare più legata al tema della loro riconoscibilità, facilitando in questo modo l’identificazione dei peccati durante la confessione. Infatti è importante, tanto per il penitente, quanto per il confessore, riuscire ad etichettare esattamente i peccati, anche quelli più spirituali, cioè quelli più nascosti, soprattutto nella coscienza di chi li ha commessi.
Nella realizzazione delle allegorie dei vizi capitali di Palazzo Catalano si è constatato che lo scultore le ha disposte in maniera meticolosa seguendo proprio la classificazione di Tommaso di Chobham, infatti si può osservare che nella parte superiore i primi tre vizi (livello 1, 2 e 3) possono essere identificati con quelli carnali e cioè Ira, Lussuria e Gola, nella parte inferiore (livello 5, 6, 7, 8) sono rappresentati i vizi spirituali: Superbia/Vanagloria, Invidia e Accidia, mentre per la sua natura sia carnale che spirituale, collocata in una posizione intermedia vi è l’Avarizia.
CONCLUSIONI
La presenza delle allegorie dei vizi capitali nel fregio angolare di Palazzo Catalano indica una vicinanza dell’autore dell’opera, il magister Antonius Catalanus, alla vita cristiana, confermata anche dalla presenza dei Trigrammi di San Bernardino sugli architravi delle due finestre con una funzione sia decorativa ma anche e soprattutto di benedizione e protezione.
La collocazione delle allegorie dei vizi capitali nel fregio ad angolo infatti potrebbero avere una doppia valenza funzionale: la prima potrebbe essere apotropaica, visto che i vizi capitali erano considerati per eccellenza la rappresentazione del male e in passato si utilizzavano immagini che suscitassero meraviglia, inquietudine e paura per allontanare e scacciare il maligno; la seconda potrebbe essere una funzione indicativa, perché si trovava nelle vicinanze della vecchia porta d’ingresso della chiesa Matrice e quindi, come nelle antiche rappresentazioni medievali delle allegorie dei vizi capitali, anche quelle di Palazzo Catalano si rivolgevano alla gente comune che osservando il fregio, meravigliati o impauriti potevano quindi scegliere, come se fossero davanti ad un bivio (indicato dalle frecce degli arcieri del livello 1?), se continuare diritto per la strada principale oppure girare a destra e recarsi in Chiesa per la redenzione dai peccati.
Ulteriori approfondimenti al seguente link:
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